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Augusto Murer - "La Forza della Materia e l'Eleganza della Forma"


Con il Patrocinio di Regione Veneto Provincia di Treviso e con il Contributo della Città di Conegliano

3 Aprile - 2 Maggio 2004

Edificio Liberty - Sala Esposizioni Scuola Enologica di Conegliano

A cura di Prospettive



Poesia di A. Murer 

Poesia di A.Murer tradotta da Ignazio Delogu

Augusto Murer, scultore, 1977

Tu che ami il toro,
la forza esasperata, protesa,
spinta alla frenesia,
la disperazione del nostro tempo.
Tu che soffri per il colpo sulla guancia
dell'innocente, per l'aspro sputo,
per la torsione dei nervi spezzati,
il disprezzo senza fine, la spietata
beffa lenta davanti al pianto e all'agonia
Tu che emergi dal fondo delle valli,
legnaiolo dei boschi, figlio delle montagne,
fratello della roccia e del legno,
libero come i venti naturali,
i cicli e le luci non contaminati,
Tu guerrigliero sempre in battaglie insonni
per far ardere al vento le radici
più oscure, le ossa sconosciute, tu,
architetto reale, verità e fantasia,
"enorme e delicato "
tu sei già qui, sicuro, i piedi nella terra;
e ti tocco, ti aspiro,
pietra e fiore, e ti canto,
umano delle forme,
nella diversità delle loro origini.
Rafael Alberti
Roma, gennaio 1977



Saluto dell’Assessore alla Cultura della Regione

Augusto Murer è uno scultore di indiscusso valore. E non avrebbe bisogno di presentazione se non per ricordare, brevemente, che il suo percorso creativo ha caratterizzato l’intera arte del Novecento. Un’occasione importante per rivisitarne l’opera, da parte degli specialisti e da parte del pubblico, è fornita da questa mostra fortemente voluta dal suo curatore Francesco Di Leo, presidente dell'Associazione Culturale Prospettive, non nuova all'organizzazione di eventi culturali-artistici. Fa da cornice alla mostra l'elegante edificio liberty (Sala esposizione-congressi) della Scuola Enologica di Conegliano. Un’antologica per certi versi completa. Destinata ad avere notevole risonanza oltre i confini della Regione e a sfatare, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, quel vero e proprio pregiudizio duro a morire che vuole le genti venete preoccupate solo di quel lavoro che assicura consumistica visibilità sociale. Indifferenti a quell’altra faccia del vivere tesa alla ricerca di senso. Sarebbe lungo ricordare i fatti culturali che in un recente passato hanno reso diverse città del Veneto centri di richiamo turistico/culturale. Da Castelbrando di Cison di Valmarino a Ca’ dei Carraresi a Treviso. Per non citare l’ultima mostra di Palazzo Sarcinelli su Sironi. E Conegliano aggiunge un altro tassello alle sue rassegne significative assemblando in una sede destinata a diventare prestigiosa come contenitore d’arte, sculture in legno, in bronzo a cera persa, ceramiche e bozzetti preparatori alle sculture. Lavori in grado di suscitare emozioni in tutti i visitatori.

Ermanno Serrajotto



Saluto del Presidente della Provincia di Treviso

Ricordo quando, da bambino, andavo a Vittorio Veneto, i miei occhi si posavano con indissolubile attenzione sulle figure elettrizzate e spigolose del Monumento alla Vittoria, evocandomi le drammatiche scene di guerra narrate da mio nonno.
E poi, scosso dalle immagini più tetre e stordito da quell’intrigarsi di forme scheletriche, ritrovavo la serenità nel gesto materno della figura femminile in pietra, eterna nella sua naturalezza e familiare nella sua dolcezza.
L’immagine potente della natura genitrice strideva, nella mia percezione di bambino, rispetto a quel contesto di sofferenza e morte. Solo da grande ho scoperto che il Monumento alla Vita è un’opera di Augusto Murer e che quella maestosa rappresentazione è l’esemplificazione della vita che continua malgrado le vicissitudini, spesso tristi e dolorose, di noi uomini. È la storia eterna della natura che vince sempre rispetto a tutti gli accadimenti e accanimenti umani. È un grande ritratto dell’epoca moderna, in cui l’uomo cerca sempre con inesauribile perseveranza di superare i vincoli naturali.
Saluto dunque con grande piacere questa mostra retrospettiva, che costituisce un viaggio alle radici più intime del nostro passato quotidiano e una riscoperta collettiva del ricco patrimonio culturale veneto.
E ringrazio sentitamente l'Associazione culturale "Prospettive" che, con tanta dedizione e professionalità, riporta alla nostra attenzione uno dei maestri più illustri dell'arte contemporanea.

Luca Zaia


Saluto del Sindaco della Città di Conegliano

Conegliano accoglie con grande entusiasmo un maestro che ha segnato la storia dell’arte italiana e veneta della seconda metà del novecento.
Augusto Murer, scultore di Falcade, città nella quale ha abitato e che di lui conserva una testimonianza viva nella casa museo che ne porta il nome.
In quarant'anni di lavoro creativo e di ricerca artistica, Murer ha ottenuto notevoli riconoscimenti, per le mostre, le partecipazioni e rassegne d'arte di alto livello, in Italia e all'estero. Della sua instancabile vena artistica sono rimasti segni tangibili nelle opere laiche e religiose conservate in musei di tutta Europa, in collezioni private e, soprattutto, in luoghi pubblici in Veneto, in Emilia, in Campania e in Abruzzo.
Ed è su questo aspetto che vorrei soffermarmi particolarmente. Ossia sul come Murer abbia praticato e privilegiato, da artista, la dimensione pubblica nel suo lavoro.
Affrontando temi e forme che hanno stretta attinenza contenutistica col sociale, per una pratica figurale dell'arte tesa a raggiungere fasce di pubblico non strettamente riconoscibili nei consueti "adetti ai lavori".
Un’arte dunque che, mai fine a se stessa, si faccia portatrice di un messaggio da tutti comprensibile.
Che attraverso la sua straordinaria forza comunicatrice riesca a risvegliare nel pubblico il sentimento e la riflessione su tematiche di profondo interesse storico e sociale.
Un’arte che si ritrova nei numerosi monumenti che appuntano la sua attività, dal 1964, quando Murer realizzò il celebre Monumento alla Partigiana per Venezia, e fino ai più recenti monumenti di Mestre, Mirandola e Concordia, del 1985. La mostra antologica a lui dedicata, ospitata all’interno della Scuola Enologica di Conegliano, la più antica d’Europa, realizzata grazie alla pregevole iniziativa dell’ Associazione culturale "ONLUS" Prospettive di Conegliano, vuole essere un riconoscimento di questo suo impegno artistico. Saranno esposte al pubblico opere scultoree in bronzo con fusione a cera persa e in legno, materiale, quest’ultimo, molto congeniale al maestro perché prodotto della propria terra: i boschi del Cadore.
Un’opportunità in più di riflessione e di valutazione culturale sulle grandi opere degli artisti del nostro territorio, con lo scopo di promuovere e valorizzare la cultura regionale e rendere visibile al grande pubblico i capisaldi della tradizione veneta.

Floriano Zambon



Saluto dell’Assessore alla cultura della Città di Conegliano

La copiosa produzione di Augusto Murer non s’ispira unicamente ai temi civili ma è indissolubilmente legata allo studio dell’uomo e al suo legame con la terra, al punto che il geniale artista visse ed operò nel suo paese natale fra le montagne del Bellunese, lasciandovi in eredità una splendida casa-museo ricca di testimonianze preziose. Una scelta, quest’ultima, essenziale e meditata, perché il più importante destinatario della storia artistica di quest’uomo, semplice e allo stesso tempo moderno, è la comunità.
Oggi, grazie all’impegno e alla sensibilità dell’associazione culturale “Prospettive”, Conegliano espande quel concetto di “comunità”, ospitando le opere di uno scultore (e pittore) considerato all’avanguardia tra gli artisti italiani moderni. Con questa iniziativa, si arricchisce di un importante tassello il mosaico di proposte culturali (spesso dedicate ai massimi esponenti del panorama artistico del ‘900) che questa città sta pazientemente e con soddisfazione creando, gratificata dall’attenzione e dalla risposta del pubblico.
L’invito a confrontarsi con la produzione di Murer, così impetuosamente libera e rigorosa, densa di significati morali e sentimenti, ci permetterà di immergerci nel cuore di un uomo, che indagando le proprie vicende umane, ha mirabilmente finito per scolpire nel legno, nel bronzo e nella pietra anche un pezzo fondamentale della nostra storia recente.

Loris Balliana


La Forza della Materia e l’Eleganza della Forma

L’associazione Prospettive, da quando si è costituita, sta cercando di creare spazi culturali originali e significativi nello scenario espositivo del territorio veneto in una continuità di obiettivi già raggiunti. Non è una mira facile, perché le proposte artistiche fra le quali si può scegliere, non solo in Veneto, spesso si concretizzano in mostre, anche importanti, che sono supportate da una intensa campagna mass/mediatica da riuscire ad agganciare fortemente il pubblico. Il problema potrebbe essere come inserirsi in un tale contesto pur non disponendo di un budget di spessore. Intanto ci siamo resi conto che l’esaltazione dell’uomo preoccupato solo dell’amministrazione della “rerum domesticarum” stesse mostrando qualche crepa, valida all’innesto di un processo di ripensamento. Forse, scrive Ferdinando Camon, “gli abbiamo sacrificato una cultura che ora dobbiamo recuperare”. Abbiamo già proposto due mostre (“Dall’Arte al Vino nell’Età Contemporanea” nelle Sale Espositive - Edificio Liberty della Scuola Enologica di Conegliano e “Dal vino in cornice alla corte di CastelBrando” nel Castello Brandolini d’Adda di Cison di Valmarino) la cui ricaduta sul pubblico è stata di grande significato, in termini di successo, sia per le attestazioni scritte di compiacimento (2500 registrazioni in 30 giorni espositivi) e sia per gli elogi verbali. Questo consenso ci ha spinti a continuare. E adesso presentiamo Augusto Murer. Una presentazione non difficile, data la rinomanza dello scultore per il suo conclamato mestiere, come autocontrollo interiore, spessore morale, superamento dell’approssimativo e di uomo per la sua grandissima sensibilità e generosità.
Si è appena accennato alla cultura. Ma cosa vuol dire il termine?
Dal punto di vista antropologico, ha una connotazione così ampia da comprometterne il significato autentico, ammesso che ne esista uno. Si va dalla tassonomia etico/comportamentale che gerarchizza la scala dei valori di quella determinata società: è cultura il rispetto dell’ambiente come salvaguardia ecosistemica. E’ cultura il rispetto dell’altro da sé da qualunque etnia provenga e così via. Ma è anche cultura la modalità dello scambiarsi doni, i mercati settimanali, il modo di vestirsi, i codici comunicativi delle nuove generazioni.
Per non annegare in questo mare interpretativo, l’Associazione Culturale “onlus” Prospettive che io rappresento ha scelto, affrontando l’impegno della mostra di Murer che ho l’onore di aver ideato e curato, di far coesistere il termine cultura con il concetto di testimonianza. Testimonianza legata alla grande energia di “madre natura”, il grumo storico sociale scelto da Murer, così radicato alla terra veneta: i pastori, i minatori, gli alpini, le montagne che con la forza della materia (dell’albero, della pietra, del metallo) si trasforma nell’eleganza della forma duratura nel tempo. Quindi la padronanza della tecnica che universalizza qualsiasi contenuto: i grandi silenzi che circondano la crocifissione di Cristo, il mistero della maternità, il vigore dell’adolescente, lo smascheramento della violenza e di ogni forma di guerra che dovrebbe limitare i danni.
Le opere esposte che rappresentano il tema della mostra e che costituiscono la sintesi di 40 anni di lavoro dell’artista sono disposte in un percorso logico e cronologico negli ampi spazi eleganti della sala esposizioni su due linee guida: le opere a tutto tondo e quelle a pannello. Le opere in legno e bronzo in una sezione più ampia con riferimento a quelle di grandi dimensioni e quelle a pannello disposte su supporti in legno creando un itinerario a sé stante. Vorrei concludere con una citazione di Bepi Mazzotti: “Apollo, tutto preso d’amore, ha creduto di poter inseguire Dafne, che si è tramutata in albero. Murer compie l’operazione inversa: scopre l’albero in cui è racchiusa Dafne, la libera dai rami, la riscopre nel tronco, la denuda, la fa rivivere nelle sue trepide carni”.

Francesco Di Leo


La Grazia e la Forza di Murer
di Carlo Bo

Il primo segno dell'arte di Murer sta nell'albero, così come nella natura va rintracciata tutta la sua storia. Si direbbe che Murer abbia scolpito subito con l'unico aiuto dell'occhio, percependo e imprimendosi dentro le luci e le voci dei boschi e delle montagne. Un apprendistato naturale, qualcosa che gli è venuto con il respiro, con le voci di quella piccola società e soprattutto con la solitudine, con il colloquio con gli alberi, le rocce e le umili stradine della montagna. Un capitale inesauribile e che neppur oggi a distanza di tanto tempo è riuscito a riconoscere e a svelare per intero. Da una parte, dunque, questo patrimonio eterno e dall'altra una disponibilità, una vocazione, anche questa senza riduzione nè limiti. Il resto della sua esperienza, la guerra, la vita da partigiano, la partecipazione al riscatto sociale vanno certamente computate nel registro delle sue realizzazioni ma sono sempre qualcosa che dipende da quella prima e assoluta vocazione che lo ha modellato e delineato. I fatti della vita insomma hanno contribuito a sviluppare la sua coscienza artistica ma non hanno mai avuto la forza di dividerlo, di modificarlo e questo spiega la linearità del suo esercizio e la puntualità dei confronti e dei riscontri. Un altro avrebbe cercato di comporre quel passato magico con la storia, con gli anni della sua maturità, Murer ha preferito riportare ogni nuova sollecitazione indietro, esaltando così le sue origini e la sua appartenenza a un paese non toccato dai vizi e dalla fragilità di un mondo diverso. A ben guardare, tutto si risolve in un'unica aspirazione e in effetti nel ricondurre ogni ragione o ogni nuovo pretesto nell'ombra dei suoi boschi Murer ha potuto depurare, limare, semplificare e alla fine abolire dalle sue opere quel tanto di inevitabile fango e limo che la storia vissuta impone. Non ci spiegheremmo altrimenti quel senso di libertà e di dolcezza che cogliamo nelle sue sculture, soprattutto nei suoi legni. Se prima c'è stata la lezione della natura, subito dopo forse contemporaneamente c'è stato un alto grado di partecipazione, il segno dell' amore. Nel lavoro delle sue mani è rintracciabile la dolcezza, l'abbandono della carezza, quel modo di accompagnare il lavoro dell'artista con la voce dell'anima. Sotto questo profilo sono molte le sue opere che lasciano incantato lo spettatore e spesso si ha l'impressione che quei legni abbiano il calore del sangue, il palpito stesso della vita. Una cosa che certamente si ottiene con lo studio e con le prove dell'arte ma che in quella misura richiedono un altro elemento di decifrazione, vale a dire la forza e l'abbandono della grazia. Tutto questo gli storici del suo lavoro possono suggerirci, la scuola di Martini, le diverse esperienze della sua carriera artistica, tutto ci aiuta ma fino a un certo punto, oltre il quale è gioco forza far intervenire l'apporto segreto e imperscrutabile della poesia.
Così, se restiamo nel primo ambiente naturale di Murer, va detto che non ci sarebbe stata in lui quella forza di sguardo se prima non fosse esistito un altro ritmo, un altro modo di partecipazione. In fondo quando si dice che un artista impara il suo mestiere, si sottintende che possiede prima di tutto gli strumenti per frequentare quella scuola o per essere più precisi possiede un fondo di risonanza e di risposta che lo domina, ancorché ne ignori le possibili soluzioni e i possibili itinerari. La scuola allora non è che la misura del tempo necessario per condurre a buon termine l'operazione dopo di che ha inizio la stagione dei risultati e delle decifrazioni. Non c'è dubbio che su questo patrimonio iniziale, su questa foresta iniziale di segni e di simboli Murer ha saputo in un secondo tempo imprimere le ragioni offerte dalla vita. E’ così che ha potuto fare dei rami, dei tronchi delle figure umane e del legno qualcosa di molto simile, anzi di più vero della nostra carne. Se ci è consentita un'immagine, il Murer più vero è quello che nell'eterno ritorno alla natura dei suoi paesi umanizza, storicizza e di solito anima quelle tracce, quei simboli che per gli altri non hanno nessuna possibilità di sfruttamento artistico. Senza però cadere nell'eccesso dei rapporti di interpretazione e questo gli riesce perché ha saputo fondere con la grazia, con il dono, il senso dei suoi limiti e la portata della sua voce, Murer è un esempio raro di equilibrio fra natura e arte, una cosa che gli è riuscita di conservare anche quando il successo e il rumore del mondo lo hanno raggiunto nel suo ritiro solitario. In fondo anche la sua adesione e la sua milizia nelle file della Resistenza obbediscono a questo principio di verità, per lui tutto è necessario nell'inseguire lo spirito di libertà. La guerra, la morte, la distruzione erano tutti elementi di corruzione e di alterazione: una perfida contraddizione del suo bisogno di libertà. Comunque, dobbiamo rifarci costantemente al dato primo della sua storia artistica, alla passione che deve avere acceso i suoi più antichi momenti d'ascolto, la sua sillabazione della solitudine.
Penso alle figure femminili, alla dolcezza e all'umiltà di questi corpi e ho la sensazione che proprio quelle opere riflettono meglio e di più la luce della sua anima, l'amore per le creature di Dio. Non solo siamo in grado di seguire il canto contenuto della sua meraviglia ma arriviamo a sentire, sia pure con i nostri strumenti limitati e rozzi la voce della vita, ciò che restituiscono al nostro occhio il giuoco del sangue e dei muscoli. Altre volte il registro da sottolineare è quello della forza e allora sentiamo con quanta padronanza lo scultore ha saputo cogliere la ferma violenza dei suoi tori. Ora se mettiamo insieme questi due dati -la dolcezza e la forza - vediamo meglio la posizione dello scultore, la ricchezza delle sue fonti di ispirazione, ma neppure così definiamo interamente la mappa delle sue esperienze. Nel calcolo non dobbiamo dimenticare la leggerezza di certe sue spinte, la immediata traduzione fra ramo e uomo, il grado di libertà che ispira l’immagine del suo Don Chisciotte. Dolcezza, forza e spirito di libertà, ecco il quadro intero del suo cuore e della sua anima. Abbiamo finito? No, di certo: tutto ciò richiede un quarto elemento di giudizio, la pulizia dell'artista, il segno della sua coscienza. Ciò che mi colpisce tutte le volte che mi accade di pensare a Murer è l'onestà della sua posizione, quel suo modo di stare nella natura e nella vita, come ho già detto, quello stupendo equilibrio che lo fa uomo e gli dà dignità. Ma si potrebbe continuare a lungo su questo tipo di rapporti originali e puri, stabilendo per esempio delle equazioni fra il visto e il sentito, fra l'amore dello sguardo e la passione della resa. Ma forse sarebbero dei meri esercizi di retorica, ciò che conta sta nella semplice e pura partecipazione dell'artista: è lui a guidare con l'arte della persuasione e della verità, senza mai eccedere o prevaricare. E sì che ne avrebbe avuto la forza e qualche volta il desiderio. Invece non si è mai verificato un sia pur minimo margine di esaltazione e di effrazione: Murer non è uscito dal suo bosco, al bosco ha portato il mondo e lo ha confrontato con quelle sue luci eterne. E’ così che ha vinto la sua partita e ha servito la bellezza.

 
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