Esposizioni arrow Bacco & Minerva
Mostra Collettiva di Artisti Veneti “Bacco e Minerva”

Con la Collaborazione della Città di Conegliano, Assessorato alla Cultura.     
L’Associazione Culturale “onlus” Prospettive, presenta


Mostra Collettiva di  Artisti Veneti “Bacco e Minerva”  

Dipinti e sculture di:

Simon Benetton

Vico Calabrò

Domenico Boscolo-Natta

Lino Dinetto

Bruno Donadel

Epìphany

Franco Murer

Oyrta

Miro Romagna

Salvino

10 – 22 Marzo 2007

Conegliano: Galleria d’Arte Palazzo Da Collo – Oratorio dell’Assunta -   Conegliano"  Piazza  Cima
 
Conegliano: Centro Storico - Sculture monumentali. 

Conegliano: Laboratori didattici per gli alunni  delle scuole del territorio.
  
La mostra d’arte è inserita in un’attività della Scuola Enologica di Conegliano  “Bacco e Minerva Concorso Nazionale 2007 - Istituito dal Ministero della Pubblica Istruzione in collaborazione della Feder Doc Nazionale.  Hanno aderito tutte le Scuole Agrarie ed Enologiche Italiane.


Bacco e Minerva

Allontanarci per un momento dal quotidiano, talvolta ricco di accadimenti che sconvolgono l’umana sensibilità, e portarci oltre, in un viaggio nella mente, a fuggire dalla realtà dove gli obiettivi, il più delle volte, sono proiettati verso il successo, l’apparire, il protagonismo smisurato…il denaro.  Ambizioni che investono sempre di più i giovani a dispetto dei valori veri della vita. Si passa dal primo bacio ai reality-show (Pupi Avati: “….tombe della mente”), a diventeremo famosi, ricchi e stars dello spettacolo. La piazza è il grande vaso nel quale mescolare i sentimenti “i fatti propri” senza alcuna riserva  pur di far spettacolo. Il viaggio nel pensiero, la visione del bello e dell’elegante, la contemplazione della natura, l’osservazione dell’opera dell’ingegno Superione,  ci deve poter condurre, specialmente i giovani, verso il lido della serenità, dell’amore e dell’introspezione.  Tracciare, in tal modo, un itinerario di vita basato su valori autentici e stabili che assicurino  un equilibrio interiore capace di apprezzare anche le cose più semplici e rendere vera la condizione di “Homo sapiens-sapiens” per ripartire dal primo bacio.
Il richiamo alla sapienza come musa ispiratrice di ogni nostro percorso interiore che si concretizza nell’operosità. Sapienza che accompagna la mano e il cuore  dell’uomo, la sensibilità dell’artista, l’intelligenza del filosofo.  L’arte di tradurre in pratica in modo integro ed equilibrato ciò che  le abilità, il talento, il sentimento suggeriscono alla mano.
La marca gioiosa è ricca di importanti risorse “se la vedi….ti innamori” recita una significativa pubblicità dell’Amministrazione Provinciale. Il benessere diffuso  trae nutrimento dall’artigianato e dalla piccola e media impresa. Molte sono le attività cha hanno saputo valorizzare il territorio agricolo in attività d’impresa dove i prodotti di tipicità hanno superato le barriere locali delle conoscenze. La cultura e  l’arte veneta hanno avuto il loro punto di forza a Venezia città dalla forte connotazione come riferimento internazionale: sia in termini artistici (la Biennale, l’Accademia, la Fondazione Bevilacqua-La Masa, il Museo Correr, il Palazzo Ducale ecc), sia in termini architettonici generali e sia, per ultimo, per l’unicità stessa di città lagunare - patrimonio dell’umanità.
L’idea di inserire un’altra mostra di opere pittoriche e scultoree sul tema arte e vino  con  “Bacco e Minerva” a Conegliano definita “Città d’Arte e del Vino” ci è sembrato di legare due elementi fondamentali del territorio in una continuità che ci vede protagonisti di attività già compiute dall’associazione Prospettive con “Dall’Arte al Vino nell’Età Contemporanea” e “Dal Vino in Cornice alla Corte di CastelBrando”. La mostra collettiva, di opere  d’arte a tema, oltre a rivestire una duplice direzione che va “Dall’arte al Vino” ma anche  “Dal  Vino all’Arte” assume un elemento in più che è la sapienza di Minerva: ovvero la cultura, la capacità di conoscenze e competenze a favore del saper produrre e trasformare poi l’uva in vino; ma anche l’abilità, il sentimento e l’abilità interpretativa di trasformare l’idea in opera. L’esposizione  costituisce un ulteriore contributo alla  divulgazione dell’arte veneta.   

L’ideatore e curatore del progetto
Francesco Di Leo

Bacco, dio del vino e della gioia,  Minerva, dea della saggezza e delle arti, due figure della mitologia romana, ci vengono riproposte in questa nuova iniziativa culturale dell'associazione "Prospettive" e curata dal suo presidente Francesco Di Leo.
Ma la chiave di lettura non ci vuole riportare alla figurazione degli dei, pensiamo al celebre Bacco di Caravaggio, quanto piuttosto ad una loro metaforica congiunzione che ritroviamo nelle produzioni del nostro territorio, quella artistica e quella enologica, fatta sempre con saggezza.
La mostra, che proporrà opere di importanti artisti contemporanei quali Simon Benetton, Vico Calabrò, Lino Dinetto,  Franco Murer e altri, prosegue quell'opera di valorizzazione del patrimonio artistico della iconografia veneta, degli artisti che la rendono importante a livello nazionale ed internazionale. Sarà quindi un'opportunità da non perdere per il pubblico locale, ma anche per coloro che giungeranno da fuori, per avvicinarsi ad una cultura che nell'arte trova le forme più elevate di rappresentazione della propria identità.

Floriano Zambon
Sindaco della Città di Conegliano

Capita a volte di sentirsi spaesati come se il mondo fosse diventato troppo complicato per potersi orientare con piccoli gruzzoli di sapere personale e privato. “Leggere e capire” la realtà diventa difficile quanto “viverla”, perché in fondo siamo sempre più anestetizzati da impegni, scadenze, quantità enormi e indiscriminate di informazioni, più o meno utili.
Le proposte culturali sono in questo senso dei piccoli e salutari cortocircuiti: offrono la possibilità di ritagliarsi un po’ di tempo, uscire dai mulinelli del “già detto” e “già visto”.
Vi invitiamo perciò alla mostra “Bacco e Minerva”, dove le opere esposte non offrono solo i piaceri, le tensioni, gli sguardi vivaci della modernità, ma fondamentalmente anche la soddisfazione ai sensi nelle forme pure, nelle relazioni tra colori, linee e figure. Distrarsi significa in fondo questo, volgere gli occhi altrove, alla ricerca di nuovi stimoli e nuove idee.
Questa interessante selezione di opere s’inserisce in una serie di iniziative che hanno visto in questi ultimi anni Conegliano particolarmente sensibile nel presentare e diffondere i lavori di alcuni tra i maggiori artisti contemporanei. Si ripresenta così l’occasione di esplorare la creatività del nostro tempo grazie al contributo e al talento di firme prestigiose come Simon Benetton,  Lino Dinetto, Vico Calabrò.
Non dimentichiamo inoltre che le opere artistiche, anche le più complesse, sono intimamente rivolte a tutti e offrono letture molteplici, sensazioni e sentimenti diversi. Non esistono canoni stabili e immutabili per l’operare artistico e tantomeno per l’esperienza estetica. Un po’ come per le relazioni umane permane una felice imprevedibilità di fondo, una strana “chimica” di reazione che permette ad ognuno di vivere con distacco, o travolgente partecipazione, tutto ciò che solo in apparenza nasce come immagine o forma, ma che in realtà è destinato a diventare emozione.
Esprimiamo pertanto un doveroso e sentito ringraziamento agli organizzatori, all’associazione “Prospettive” e a tutti coloro che per passione, approfondimento, o semplice curiosità, non mancheranno a questo appuntamento. 

Loris Balliana
Assessore alla Cultura Città di Conegliano

Arte, vino e sapienza

Bacco e Minerva: il dio dell’ebbrezza, inventore del vino e la dea della sapienza, protettrice dell’intelligenza, si incontrano nello spazio fertile della pittura e della scultura. Dieci artisti contemporanei offrono il loro sguardo su un  tema, il vino, che fin dall’antichità risulta un soggetto iconografico particolarmente amato e trattato.
Le scelta delle opere permette innanzitutto di identificare lo stile e il carattere degli artisti contemplati: l’amore per la natura si esprime nel disegno chiaro, nelle strutture rigorose di Simon Benetton; l’attenzione a pochi soggetti, carichi di valenze simboliche, si attesta nelle atmosfere sospese di Domenico Boscolo-Natta; il gusto per la rievocazione di leggende e fabule, vive nell’esperienza magica di Vico Calabrò; il gesto solenne, la statuaria eleganza nella resa della figura umana, apre il mondo di Lino Dinetto; il segno energico, il colore denso introducono la forza rustica dei paesaggi di Bruno Donadel;  la precisione e l’eleganza formale si intrecciano nelle composizioni nitide e fortemente cromatiche di Epiphany; “l’imago” classica, la linea sinuosa, il colore avvolgente evocano l’universo artistico di Franco Murer; la tensione  del segno, la pregnanza cromatica, il vigore delle forme accompagnano le creazioni di Oyrta; l’immediatezza dell’immagine, la rapidità dei toni, la luce viva introducono le nature morte di Miro Romagna; l’emozione del colore, il tratto leggero, l’armonia timbrica, segnano la figurazione di Salvino.
Dieci artisti, dieci interpretazioni difformi intorno ad un soggetto, il vino, ricco di fascino, di storia, di leggenda e di nutrite allegorie.
Dai mosaici pavimentali della “domus” romana,
alle pareti affrescate delle chiese medievali, la vite carica di frutti si avvale di una simbologia che, se è andata mutando nel corso dei secoli, non ha mai cessato di significare e comunicare un evento atteso e sperato. Nell’età rinascimentale, il vino ha animato tanta della produzione pittorica dei Maestri italiani e fiamminghi, ha arricchito le tavole delle più importanti corti europee, è stato al centro di nature morte impreziosite nei dettagli e nella luminosità dei pigmenti. Per gli artisti legati all’Impressionismo, bere vino genera festa, quindi colore, guizzi di luce improvvisa che rimbalza “en plein air” nel ritmo vorticoso dei balli nelle strade e nelle piazze.
Il tema del vino affascina per il carattere profano, per l’elemento della convivialità, dell’eros legato al mito e ai riti bacchici, ma nello stesso tempo affascina per l’aura sacrale nel mistero dell’Ultima Cena, per il simbolo di immortalità a cui il rosso-sangue rimanda nella tradizione pagana e cristiana.
Nel presente, artisti di ogni età continuano a trattare il tema, rinnovandone la valenza significativa e comunicativa.
Alcuni dei pittori in mostra, mettono il vino al centro di studiate composizioni che evidenziano una forte sensibilità cromatica, giocata attraverso tinte accese o, al contrario, tonalità intime e silenziose. C’è un’indagine accurata degli elementi che compaiono, una scelta di oggetti che evocano idee e riflessioni e consentono di stabilire collegamenti nello spazio e nel tempo. Un calice, un bicchiere, una bottiglia, un grappolo d’uva adagiato su un piano, diventano fortemente riassuntivi e paradigmatici di una temperie culturale, di una condizione mentale, di una maniera di essere e di esistere. Oltre le forme riconoscibili, si avverte l’impalpabile presenza-assenza dell’uomo, spettatore muto di una scena inanimata, dominata dalla fisicità delle cose che lo circondano e gli appartengono.
Da ogni quadro emerge una nota sensibile diversa espressa con una tecnica  personale e  sempre riconoscibile: accanto al dato naturalistico non mancano suggestioni magiche e incursioni surreali che testimoniano un effetto di straniamento e di passione.
Il vino è storia, mistero, piacere dei sensi ma anche saggezza e intelligenza: in alcune opere è l’elemento catalizzatore di una diffusa sapienza popolare, del rituale lavoro nei campi, dell’ attività che distingue un territorio e un paesaggio. Su uno scenario aperto compare l’uomo, artefice della raccolta dell’uva, depositario di una prassi antica che si rinnova quotidianamente: linea, segno e colore scandiscono questo fare perenne, evidenziano in un’economia di gesti, il carattere di una tradizione che diventa patrimonio assoluto e imperdibile.
Bacco e Minerva: da un lato, il significato mitologico di una conoscenza iniziatica riservata a pochi, dall’altro il dominio collettivo che si compie  nell’abbandono agli impulsi vitali, nella scelta intelligente dell’ebbrezza libera e fiduciosa di un brindisi.
Minerva, simbolo potente di ingegno ed intelletto, agisce come forza capace di infondere ordine e raziocinio, predispone all’attività, all’azione, pone un argine alla follia umana; nell’opera dell’artista si manifesta quale intelligenza creatrice di forme, mente ordinata che induce il pittore e lo scultore a ricercare la dimensione esatta della luce, delle proporzioni, delle geometrie nello spazio della tela e della materia.  Minerva è la mano che guida il segno, il gesto dentro la fisicità del metallo, del ferro, è la mano che muove il pennello all’interno della sostanza cromatica a volte densa, pastosa, altre volte liquida e quasi slavata.
Le opere in mostra parlano, con stili diversi, di Bacco e Minerva, esaltano con un lessico attuale e ricercato il tema del vino, fonte d’ispirazione iconografica inesauribile.

Vittorio Veneto, Febbraio 2007

Lorena Gava

Biografie degli artisti.
Simon Benetton.jpg Simon Benetton

Nato a Treviso il 24 Ottobre 1933, dove tuttora abita e lavora, dirigendo uno studio-laboratorio. Fin da giovanissimo il ferro ha rappresentato per lui un mondo infinito. Ha frequentato i corsi liberi dell'Accademia delle Belle Arti di Venezia, per poi avventurarsi in una solitaria, liberissima ricerca individuale. Diversi sono i periodi della sua formazione: dal figurativo alla vibrazione plastica nello spazio, da modulo come simbolo dell'impulso alla dinamica spaziale, dalla piastra come agglomerato (umano) alla macroscultura come elemento ed espressione della volontà e della conquista dell'uomo moderno. Negli ultimi suoi studi la scultura ha preso una nuova dimensione, proiettandosi nello spazio urbano con espressione di libertà e del progresso dell'uomo. La "natura nascosta" delle cose, la presenza in esse di rapporti organici di strutture immutabili, sollecita l'attenzione di Simon Benetton, che, intervenendo sulla materia, intensifica la singolarità irripetibile dei suoi ferri, nel rimando continuo tra materia e forma. 

Domenico Boscolo-Natta.jpg Domenico Boscolo Natta
 
Nato a Chioggia nel 1925.  In questa città, dove è vissuto per circa vent'anni, ha avuto inizio il lento e progressivo percorso verso il sogno della pittura.
Sono del 1942  i suoi primi dipinti a olio, ispirati alla tradizione dei pittori lagunari allora molto numerosi. Trasferitosi a Venezia, dove sarà costretto a guadagnarsi da vivere esercitando i più svariati mestieri, andrà comunque pian piano affinando la tecnica ed il gusto del disegno e delle varie espressioni artistiche,  attingendo dalla  esperienza diretta del contatto con gli artisti della Serenissima. Negli ultimi 35 anni, con mostre personali, rassegne collettive e varie accademie, ha puntualmente sottolineato, nelle varie città italiane e straniere, l’evoluzione della sua ricerca pittorica e grafica, alla quale ultima è stato dedicato ? in occasione di una grande rassegna tenuta nella sua città natale ? un ampio catalogo critico riguardante il suo lavoro di incisore.

calabro.jpg Vico Calabrò

Nato ad Agordo (Belluno) nel 1938. Usa tutte le tecniche dell'espressione figurativa. L'attività di disegnatore lo ha impegnato ad illustrare una trentina di libri di diversi autori, oltre che a collaborare con varie riviste e periodici. In campo incisorio si è formato nella stamperia di Giuliano Busato a Vicenza, dove Vico ha prodotto un migliaio di lastre per litografie ad acquaforte, curando la tiratura di cartelle per vari editori. Particolarmente ampia la produzione di argomento veneto: storie e leggende di un centinaio di località. Per sedici anni ha svolto attività di coordinatore artistico dei "murales" di Cibiana di Cadore. In virtù della lunga esperienza nella pittura murale, specialmente ad affresco, è chiamato spesso per corsi e lezioni al Centro Europeo dell'Isola di San Sorvolo a Venezia e più recentemente in Polonia e in Giappone. Ha fatto parte della Commissione  Italo?giapponese per lo studio degli affreschi di Giotto a Padova (Cappella degli Scrovegni) e ad Assisi (Basilica di San Francesco).

Lino Dinetto.jpg Lino Dinetto

Nato ad Este (PD) nel 1927, ancora giovanissimo si reca a Venezia per dedicarsi a studi di genere artistico. A 15 anni si sposta a Milano dove fa tesoro degli insegnamenti ricevuti da Sironi e Carrà. Accanto a questi maestri, approfondisce i problemi del futurismo e della metafisica. Dal 1955 al 1969 dirige le sezioni di Pittura e Disegno presso l’Istituto de Bellas Artes di Montevideo. Dopo aver maturato le dovute riflessioni sul cubismo e sul costruttivismo di Torres Garcia, Dinetto si apre verso l’informale. Nel 1960 torna in Italia e riprende la pittura murale e su vetro. Sono del 1963 le “Storie monastiche” affrescate nel chiostro di S.Maria in Campis a Foligno; del 1964 le vetrate per l’abbazia di Monte Oliveto Maggiore; seguono affreschi e vetrate a Monza, a Mantova, ad Este e a Roma. Verso la fine degli anni 70 appaiono la figura femminile, il paesaggio veneto e toscano, le nature morte. Nel 1994 riceve l’incarico di decorare una delle cappelle più importanti della Basilica di Sant’Antonio a Padova: quella dedicata a Santa Chiara. Lavoro che lo vede impegnato per quasi due anni e che lo conferma una volta di più uno degli artisti più significativi del nostro tempo.

Bruno Donadel.jpg Bruno Donadel

Nato a Farra di Soligo,  in provincia di Treviso, nel 1929. La natura, generosa e compiacente per le sue creature, è per Bruno Donadel la madre, la sposa, la figlia. Di essa si nutre costantemente dei suoi umori e per essa si prodiga. Le deve gratitudine per averlo riscattato, in giovane età, dal duro lavoro dei campi  a favore della meritata e congeniale  attività di artista. Donadel, figlio di contadini, è il "pittore contadino" che ha saputo interpretare con la poesia del cuore la semplicità del suo mondo rurale. Sempre fedele alle sue umili origini e devoto alla sua terra rappresenta sulla tavolozza scene bucoliche dal forte carattere espressionistico. Vive immerso nella campagna a contatto della madre terra; tra i campi, in un casolare adibito a studio. Una grande magnolia si espande con vigore a ridosso della casa; ed altre e altre piante verdeggianti caratterizzano l'ambiente nel quale interagisce.

Epiphany.jpg Epiphany

Nato ad Addis Abeba (Etiopia) nel '40, da padre greco e da madre austriaca giunge in Italia nel'42. Studia ingegneria e violino presso il Conservatorio di Bolzano. Si diploma scultore, specializzandosi anche in scenografia presso l'Accademia di B.A. di Verona. Segue infine corsi in varie discipline (affresco, vetrate; mosaico, cartapesta, ceramica, incisione e stampa, ecc.) in Italia ed all'Estero. Sta inoltre elaborando una serie di volumi che illustrano teorie e tecniche dalle più antiche alle tradizionali, nei vari rami artistici ed artigianali. Nella sua pittura vi è una strada indicata da immagini surreali metafisiche, meditanti e meditate che ci inseriscono con una leggera ironia nella nuova Era. Ha tenuto corsi di formazione ed aggiornamento, come libero docente in scuole ed enti pubblici.

Franco Murer.jpg Franco Murer

Nato  a Falcade (Belluno) nel 1952. Vive la sua infanzia ed adolescenza nello studio di scultura del padre Augusto. La personalità artistica di Franco Murer si rivela precocemente, ottiene nel 1965 la medaglia d'argento risultando secondo in campo nazionale per la mostra dello studente in Campidoglio (Roma) indetta dal "Giornale d'Italia". Si trasferisce a Venezia per gli studi dove si diploma nel 1974 all'Accademia di Belle Arti, frequentando i corsi di Alberto Viani. "Franco Murer - come annota Orfeo Vangelista - non ha avuto difficoltà a verificare, dapprima nel proprio ambito familiare, la sua naturale disposizione ad esprimersi in forma plastica e figurativa e, successivamente, ad inserirsi in quel clima culturale più esteso (degli anni '70) che tuttavia conservava due poli di gravitazione: i fermenti giovanili della città lagunare e l'impegno civile e umanistico del padre.

Oyrta.jpg Oyrta

Nata a Belluno nel 1961, vive e lavora a Mel (Belluno). Dà prova, fin da bambina, di  prediligere il disegno e la pittura per il suo innato talento. Compie la sua educazione artistica diplomandosi al Liceo Artistico Statale di Treviso. Dedica la  sua attività alla sperimentazione di nuove tecniche lavorando sul “disaccumulo” ovvero la “defogliazione”: la gestualità di sottrarre dalla sovrapposizione  una parte della materia, a scaglie, con l’intento di  liberare, dall’interno,  il colore nascosto. La sua storia ha origine dallo studio della pittura antica, prediligendo la statuaria antica, in particolare quella michelangiolesca e canoviana. Il suo stile è decisamente espressionista con una tecnica maturata lontano dagli ambiente scolastici. I corpi nudi, quasi sempre rappresentati, sono perfettamente integri, ma si tratta di un’integrità momentanea, illusoria. Il tempo degrada la materia. E’ per questo che quei corpi vengono scarnificati con il ferro strappando via il colore a scaglie. E’  la metafora della morte, della sofferenza, che però fanno scaturire da dentro il corpo colori e luce, energia e anima che sono  eterni.

Miro Romagna.jpg Miro Romagna

Nato a Venezia nel 1927. Ha partecipato ai movimenti artistici sin dal 1949. In seno alla Bevilacqua La Masa  di Venezia si distinse per la sua natura di colorista puro. E’ uno  fra i pittori più significativi del “Chiarismo veneziano” post impressionista e della pittura veneta più in generale.  E’ stato un dipingere gioioso di vedute lagunari trasfigurate nelle atmosfere  di una Venezia minore. Le sue pennellate sono palpitanti e nervose e il tratto leggero e sospinto da una tecnica incantevole. Il suo impeto nell’affrontare il bianco della tela era più grande dell’attesa: tocchi decisi ed irruenti, ma dosati giustamente, conferivano all’opera quella  “verve”  unica ed accattivante. Il suo lavoro di artista  è stato sempre metodico e puntuale dedicando alla pittura gran parte della giornata. Nel corso della sua carriera  ha accumulato riconoscimenti in Italia e all’Estero. Ha tenuto corsi di tecniche pittoriche presso il Centro Internazionale della Grafica di Venezia. Miro Romagna è stato l’ultimo pittore romantico  figlio di quella Venezia, che lui ha amato fin da sempre.

Salvino.jpg Salvino

Nato a Venezia nel 1949, vive e lavora  a Piombino Dese (Padova). Il disegno e la pittura fanno parte del suo codice genetico. La connessione artistica alla pittura del padre Domenico Boscolo Natta diventa manifesta da subito. Si diploma all’Istituto d’Arte e poi frequenta l’Accademia delle Belle Arti.   Non abbandonerà mai il riferimento all’immagine, alla natura, alla realtà delle cose, anche se impara ad ascoltare le voci intime della memoria, dove emergono echi del passato. I riferimenti alla mitologia sono frequenti nella pittura di Salvino  in una chiave tonale composita. Il ricordo, la fissazione delle attese, l’esplorazione dell’intimo lo conducono ad un’analisi descrittiva, basata certamente sulla figura, ma che si fa sempre più evanescente per  pescare nel colore, il colore caldo della maturità.  Il giallo ocra apre la scena per   arricchirsi di marroni e neri  per chiudere poi con  pennellate di luce bianca.
 
© 2010 Associazione Culturale Prospettive
C.F. 91024510264