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Oyrta  "Attese"


 

Palazzo Da Collo - Oratorio dell'Assunta 

Martedì 3 Aprile - Venerdì 13 Aprile 2007

Inaugurazione della Mostra presso la Sala dei Battuti - Duomo di Conegliano (TV) 


L’arte incisiva ed energica di Oyrta:  “attese”   

Oyrta nasce a Belluno nel 1961. Vive e lavora a Mel. Dà prova, fin da bambina, di  prediligere il disegno e la pittura per il suo innato talento. Compie la sua educazione artistica diplomandosi al Liceo Artistico Statale di Treviso. Dedica la  sua attività alla sperimentazione di nuove tecniche preferendo, attualmente,  le tecniche miste su tavola. Sta lavorando sul “disaccumulo” ovvero la “defogliazione”:  la gestualità di sottrarre dalla sovrapposizione  una parte della materia  con l’intento di liberare, dall’interno,  il colore   nascosto.
La sua storia ha origine dallo studio della pittura antica, prediligendo la statuaria del passato, e la Michelangiolesca e Canoviana in particolare anche se il suo stile è decisamente espressionista con una tecnica maturata lontano dall’ambiente scolastico. Il segno, il colore e la tecnica utilizzata  scandiscono  i ritmi della quotidianità se pur legati ai riferimenti più alti  della pittura classica dalla quale trae l’humus vitale per rappresentare la solitudine del vivere dl’oggi. I corpi nudi, quasi sempre proposti nelle “attese”, sono inizialmente così perfettamente integri, ma di un’integrità momentanea, illusoria, perché  il tempo  degrada la  materia.  E’  la metafora della morte, della sofferenza, che però fanno scaturire dall’interno del corpo colori e luce, energia e anima che sono  eterni.                       
Oyrta ha inteso mantenere solo per sé  questa energia emotiva  per l’arte. Ha voluto sviluppare, creare, dipingere esclusivamente per il suo bisogno  soggettivo. Sublimare l’dea in forma  nel silenzio dell’io.
Oggi abbandona le attese, la solitudine dell’essere, per tentare il volo  libero, all’aperto per lidi certi! Vuole dichiararsi all’esterno, coltivare il rapporto  con gli altri, sottoporsi all’analisi ed alla valutazione del mondo circostante,   essere bersaglio anche del mondo esterno. Uscire, insomma, dal suo guscio  prigioniera delle sue paure per respirare aria nuova  ed  esprimere così la sua forte personalità.   
 L’elemento che può aver condizionato  la sua poetica artistica è senz’altro il riferimento al passato,  come già  postulato,  ma quello più  decisivo è stato lo studio dell’espressionismo di Hermann Bahar, Oscar Kokoschka, ed Egon Schiele come fonte di ispirazione teorica  che si è trasformata, poi, in una personale originalità: Il  “decollage” di Rotella diventa la “defogliazione” di Oyrta. Le sue opere sembrano voler rivelare inquietudine e quasi drammaticità interiori.  I corpi segnati e scarnificati dalla quotidianità di questo tempo sempre più frenetico e carico di messaggi mediatici violenti danno un esatta dimensione di una realtà sofferta dell’artista. I colli lunghi e piegati, le posture dimesse, la fisicità del corpo sentita come limite dell’espressione interna, sembrano voler indicare quasi  un’accettazione passiva. Non è così! L’artista reagisce prontamente ed energicamente, penetra con il ferro la materia, la ferisce, ne strappa via scaglie di colore, supera gli schemi liberandosi dalle imposizioni della vita esorcizzando, in tal modo, la paura di essere sottomessa  per rendersi  libera e sicura del proprio arbitrio.

Conegliano, Aprile 2007
Il Curatore della mostra
Francesco Di Leo

 


Aprire la città all’arte significa promuovere una mentalità da viaggiatore, solleticare quella curiosità di conoscere e scoprire che è innata nella nostra natura. Qualsiasi iniziativa culturale in fondo compie questo piccolo “incantesimo”, ovvero avvicinare a portato di mano, e di concetto, innumerevoli tematiche e sensibilità diverse, che altrimenti richiederebbero come pegno il percorrere lunghe distanze. Conegliano ha negli anni coltivato la cultura dell’ospitalità, rivolgendola non solo ai turisti ma anche all’arte, alle idee, allo spettacolo. Può sembrare banale o scontato, ma tutto questo richiede una pianificazione, un lungo lavorio di concertazioni che si traduce in buone consuetudini. Un po’ alla volta ci si abitua al fatto che certi luoghi della propria città offrono periodicamente contenuti diversi, si prestano a far da cornice in un gioco di scambi, dove opere contemporanee lasciano serenamente spazio a quelle moderne o classiche in una fertile continuità. L’Oratorio dell’Assunta rappresenta una tappa importante nei percorsi artistici coneglianesi: uno spazio che sfrutta appieno le sue contenute superfici per restituirci una dimensione personale ed emozionante con le opere esposte. Oggi, grazie alla collaborazione con l’associazione Prospettive, proprio all’interno dell’Oratorio dell’Assunta, offriamo a tutti gli appassionati “viaggiatori” una nuova oasi di creatività da esplorare, ospitando con vivo interesse il lavoro di Oyrta, giovane artista bellunese, particolarmente apprezzata per l’originalità e l’emozionante forza espressiva.
Estendiamo il nostro più caloroso invito e benvenuto a tutti i partecipanti.


Andrea Roma e Loris Balliana
Assessori al Turismo ed alla Cultura  della Città di Conegliano



L’Oratorio dell’Assunta, che si affaccia su piazza Cima entro l’elegante architettura quattrocentesca di palazzo da Collo, è affermata sede espositiva. Decine di mostre ogni anno ne hanno fatto uno dei luoghi più ricercati soprattutto da artisti contemporanei che hanno bisogno del contatto diretto con il loro pubblico e con la città.
Così per l’artista bellunese Oyrta, che ha scelto di ritornare ad esporre a Conegliano dopo la felice esperienza di Palazzo Sarcinelli. Ancora una volta si è fatta interprete di questa sua volontà l’associazione Prospettive, che ha saputo valorizzare negli ultimi anni, con una serie di eventi culturali di indiscusso valore, l’esperienza artistica dei più affermati tra i maestri veneti contemporanei.
Le opere di Oyrta, ci dice il curatore Francesco di Leo, sembrano voler rivelare inquietudine e quasi drammaticità interiori. In realtà, l’artista reagisce prontamente e supera gli schemi liberandosi dalle imposizioni della vita esorcizzando, in tal modo, la paura di essere sottomessa  per rendersi  libera e sicura del proprio arbitrio. Un manifesto che apre certo una parentesi sulle forme espressive privilegiate dall'artista ma che fa riflettere in merito alla condizione femminile: la vita e le sue dinamiche spesso mettono alla prova la resistenza della donna, che deve dimostrare non solo di sapersela cavare da sola ma anche di avere una buona dose di coraggio aggiuntiva per non soccombere.
Con questo evento culturale l’Oratorio dell’Assunta arricchisce il parterre di eccellenza che ne consolida il ruolo in quello che sarà uno dei punti fermi anche del futuro civico percorso espositivo che, dal museo degli alpini di piazzale San Martino, si snoda sino al Museo del Castello, passando per Palazzo Sarcinelli divenuto pinacoteca comunale, la Sala dei Battuti presso il Duomo, la Casa del Cima e la chiesa sconsacrata di Sant’Orsola, coinvolgendo anche un nuovo spazio all’interno del palazzo che si affaccia su piazza IV Novembre. 
Il Sindaco
Floriano Zambon

Oyrta, ovvero l'arte che rende visibile i meandri dei sogno.

Raggruppare le opere di Oyrta per tema significa tracciare una serie di strade attraverso la diversificazione abbondante dei suoi temi, che vanno dal nudo alla natura morta. Tutto ciò non ha importanza perché l'artista procede come un poeta o un musicista scrivendo nota su nota che va dal motivo al tema e viceversa. In questo caso l'intelligenza si allea alla sensibilità più viva e la raffinatezza ritrova l'ingenuità e la freschezza dei primitivismo, una sorta di malinconia di fondo nella totalità della sua opera. Nei lavori che l'artista ha allineato nelle recenti mostre sono presenti alcune opere che hanno sottolineato l'originale matrice fantastica nella quale sono uscite queste composizioni dove compaiono maschere, nudi e nature morte in cui il "grattage" gioca un ruolo d'indagine a volte persino spietato che anima la raffigurazione come  dall'intemo.
E' un mondo di feconde ambiguità poetiche nel gioco delle contaminazioni quello dell'artista, un mondo che si nutre tutto al di là della realtà, le "lacerazioni" una specie di autolesionismo          
 rispondono alle inconscie esigenze dell'animo umano nelle sue angosciose contraddizioni. Ma l'artista bellunese nelle sue opere meno recenti, vedi "Origine" dei 2004, oppure ancora "Maschera" del 98 l'artista si rivela anche nel ritmato disporsi di quella materia quasi dolente nelle sue lacerazioni come lo specchio di una solitudine interiore. C'è comunque sempre un rapporto poetico con la natura, un ritmo tutto interno e al tempo stesso pieno di tensioni formali andato gradualmente maturando in lei, la morfologia vegetale "natura morta" si è fatta più profonda attraverso uno schema quasi astrattizzante, ne scaturisce una crescita segnica, un impulso allusivo, un'osservazione sempre più profonda all'espressionismo germanico come un'apertura alle nuove possibilità della pittrice. Credo che l'artista bellunese nel suo rigore stilistico, mettendo in luce qualità espressive unitamente ad una notevole tecnica diversa da altre, sia approdata a quella sua identità tra contenuto e stile che è il raggiungimento di una lunga e sofferta ricerca.

Cesarolo, 8 Gennaio 2007
Luigi del Sal


La forza creativa di Oyrta

Nell’universo artistico di Oyrta, il colore occupa uno spazio privilegiato e assume una valenza comunicativa fortissima. Le tinte agiscono per contrasto, suscitano scosse visive, creano delle crepe attraverso le quali emergono le figure.
L’interesse di Oyrta si concentra  prevalentemente intorno alla figura umana nuda e riassunta lungo un perimetro essenziale di linee marcate, solide e profonde. I corpi sembrano affiorare da una dura zolla cromatica e la fatica rimane impressa sulla pelle macchiata, lacerata e sporca. Non sono corpi deboli, anzi: hanno forza, vigore, tradiscono muscolature contratte ma possenti, evidenziano una solidità classica e un atteggiamento fiero anche nei momenti di abbandono.
 L’artista utilizza una tecnica particolare: da un fondo colorato, generalmente su tavola, elimina le parti cromatiche eccedenti e fa comparire figure che hanno già una vita dentro ma che forse sono pronte a nascere una seconda volta. Si ha la sensazione di un’umanità riesumata e insieme rianimata: della vita precedente rimangono le tracce, indelebili, che non riescono a impedire un’esistenza futura.
 L’artista incide, graffia, lascia dei segni visibili: la tavola non è un supporto vuoto e inerme, è il luogo della creazione, è il recinto dell’esperienza e della lotta, è lo spazio dove la mano realizza l’idea e si genera la visione dell’”imago” interiore.
 Oyrta rivolge uno studio particolare al corpo femminile, le attribuisce titoli significativi: ”Venere”, “Natura”, “Origine”, “Maternità”. Siamo di fronte ad una fisicità possente, pregna dei colori della terra, esaltata nella facoltà di generare e di perpetuare la vita. La bellezza diventa forza, la grazia si trasforma in coraggio, l’eleganza non teme un corpo solido, massiccio, che non si concede a debolezze o fragilità.
 Il volto, spesso, è nascosto, manca, come accade anche per le figure maschili: ognuno si può riconoscere nella tensione di una posa, nell’arresto momentaneo di una fatica, nella lotta continua per confermare il valore e la dignità della propria esistenza.   
 Il segno di Oyrta è netto e scavato anche nelle nature morte: l’attenzione si concentra su un frutto, moltiplicato e indagato nei dettagli, oppure su un oggetto della composizione: un calice, una candela. Il colore è accecante, in modo particolare gli sfondi godono di cromie sature, esplosive per la forza dei pigmenti che tendono a stabilire un contatto di  complementarietà con gli oggetti della visione :  rosso-verde, giallo-viola, blu-arancio. Queste nature morte hanno il sapore di una pausa, come se l’artista si concedesse un momento di stasi, di piacere visivo e olfattivo, quasi volesse interrompere lo studio appassionato e pervasivo sulla figura umana per cedere al fascino sottile e silenzioso di un fiore o di un frutto, forme semplici e compiute.
Le opere di Oyrta nascono da un incessante lavoro di ricerca, da un desiderio di esplorazione e scavo interiore che diventa il motivo di nuove figurazioni, a conferma di una urgenza creativa ed emozionale sincera e incontenibile.

Lorena Gava          


Biografia sintetica

Oyrta nasce a Belluno nel 1961. Vive e lavora a Mel.  Compie la sua educazione artistica diplomandosi al Liceo Artistico Statale di Treviso. Dedica la  sua attività alla sperimentazione di nuove tecniche preferendo, attualmente,  la tecnica mista su tavola – defogliazione, la gestualità di sottrarre, da una sovrapposizione,  parte della materia, a scaglie, con l’intento di  liberare   il colore   nascosto.
La sua storia ha origine dallo studio della pittura antica, prediligendo la statuaria antica, e la michelangiolesca e canoviana in particolare anche se il suo stile è decisamente espressionista con una tecnica maturata lontana dall’ambiente  accademico. I corpi nudi, quasi sempre rappresentati, sono perfettamente integri, ma si tratta di un’integrità momentanea, illusoria, perché il tempo degrada la materia.   E’ per questo che quei corpi vengono scarnificati con il ferro togliendo frammenti di materia e colore. E’  la metafora della morte, della sofferenza, che però fanno scaturire da dentro quegli stessi corpi colori e luce, energia e anima che sono  eterni.
Ha esposto in varie mostre collettive e personali. Le più recenti: *2005, Mel 16 Luglio - 30 Agosto “Per Amore” Castello di Zumelle; *2005 Longarone 17-18-19 Ottobre “Arteinfiera”; *2005, Treviso 1 - 20 Dicembre “Villa Quaglia”; *2005, Puos d’Alpago 1 Giugno - 7 Luglio “San Lorenzo”; *2006, Conegliano, 17 Settembre - 15 Ottobre “Colori d’Autunno” - Palazzo Liberty Scuola Enologica; *2005, Conegliano  5 Novembre - 20 Dicembre “Relais le Betulle”; *2005/2006 Cison di Valmarino 21 Dicembre 2005 - 30 Gennaio 2006 “Villa Marinelli”;   *2006, Cortina d’Ampezzo 1 Luglio - 30 Agosto “Tivoli”; *2006/2007, Cortina d’Ampezzo 20 Dicembre 30 Gennaio ”Tivoli”; *2007, Conegliano 10 – 22 Marzo “Bacco e Minerva” Palazzo Da Collo  - Oratorio dell’Assunta.
 
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