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CLAUDIO BONANNI - Opere 1990 - 2004

 
Presentazione
Del curatore della mostra Francesco Di Leo
presidente dell'Associazione Culturale "onlus" Prospettive

L'Associazione "Prospettive", nell'ambito degli obiettivi statutari tesi a promuovere iniziative culturali nel territorio veneto, con riferimento elemento particolare all'arte, vuole offrire visibilità al grande pubblico di personaggi di talento dell'arte contemporanea.
Cogliamo pertanto l'occasione, all'interno dei rapporti collaborativi tra la Fondazione "G.B. Cima" e l'Associazione Culturale Prospettive (soggetti la cui caratteristica comune e prevalente è la diffusione della cultura), di presentare al pubblico Claudio Bonanni.
La casa del Cima, bomboniera elegante e blasonata di antico lignaggio che rievoca ricordi dell'età rinascimentale del grande maestro della seconda metà del 400 Giovanni Battista Cima a Conegliano, fa da cornice ricca di richiami all'esibizione pittorica della grande qualità del pittore Claudio Bonanni.
La vernice allestita evidenzia subito al visitatore un carattere personale ed originale dell'artista con una vena impressionista.
Il pittore Claudio Bonanni nasce a Tivoli e da diversi anni risiede e lavora a Udine. La sua formazione parigina sotto la guida del Maestro Pio Santini, gli studi all'accademia delle belle Arti di Roma, le frequentazioni prima a Roma presso gli studi di Ernest Kromberg e poi a Tivoli presso quello del finlandese Lauri Leppanen, allievo prediletto di O.Kokoshka, hanno permesso di costruire il solido pilastro delle sue fondamenta artistiche.
Lo studio approfondito dai classici e l'applicazione costante hanno contribuito a fornirgli la linfa vitale su cui alimentare la sua attività pittorica. Il richiamo ai grandi maestri del passato è stato il suo nutrimento, come l'Humus per le piante superiori, per sviluppare con il suo occhio fotografico una visione realistica della natura ma con una voce dell'anima. Il suo fare semplice, legale, onesto, come uomo, ma complesso come pittore lo predispone a pretendere rigore e perfezionismo dalle sue composizioni liberando, specie nei paesaggi, una solarità unica che porta lo spettatore ad una visione quasi metafisica.
L'amore verso madre natura, le figure e le lunghe vedute fanno di Bonanni un'artista degno di essere celebrato con tutti gli onori e meriti. Siamo convinti che la sua presenza a Conegliano possa essere un motivo di vanto presente e futuro per questa Associazione che mi onoro di rappresentare.

Sequenze di luce nella pittura di Claudio Bonanni
di Mario Bernardi

Claudio bonanni è un pittore di sostanza, che cammina a passi misurati nella realtà di paesaggi diversi, dove i colori possono essere diafani e baluginanti. Dove la trasmissione dell'idea di pittura si conferma con la natura che gli sta davanti per essere interpretata con lo slancio di chi indaga nella multiforme consequenzialità dell'atmosfera.
Lucida, se il paesaggio e di qualche chiarezza prospettica. Delicatamente suggestiva, ancora sei colori si fanno trascendenti e l'artista è determinato a catturare l'essenza senza lasciare spazi a virtuosismi fuori luogo, ma attento invece alla magia dell'attimo fuggente, prendendo in mano le redini di un ideale carro che trascina la luce: e lui in un balzo la raggiunge e la segue finché la notte non cancella il miracolo del colore.
Così i suoi tramonti vertiginosi, di una luce rigorosamente realistica che riesce a fermare l'identità e la contemporaneità di un qualche secondo, che diventerà realtà perpetua. Più di quanto non sappia fare un fotografo di immagini, perché dentro al virtuosismo prospettico e materico del pittore, sembrano affacciarsi con prepotenza isegmenti spirituali di un'artista che vive la natura in una sorta di simbiosi quasi perfetta. Stupefacente, nel suo insieme, specie quando la spazialità del paesaggio consente una lettura didascalica che si stempera nella mutazione del colore assieme alla prospettiva di una parte del sentimento suscitato né gli spettatori.
Che siano noti: di fronte all'infinito presente di un miracolo che non si spiega, ne ha ripetitività possibili, perché ogni frammento della natura, sia essa selvaggia, dolce o mirabolante, forma un unicum irripetibile che si può tentare di tradurre solo con l'aiuto degli occhi dell'anima.
Bonanni viene da Tivoli. Una città che ha che ha radici di storia antica e si accomuna alla maestosità romana del passato, in una iconografia di grandezza assoluta. Come nel caso di "Villa Adriana" che sta ai piedi della sua città d'origine e, dalle pietre grigio rosa che ne testimoniano l'antico splendore, fa eco ai pasti di un momento esilarante e straordinario della storia del mondo.
Lui, il pittore, quando governa la luce del colore incardinati nei paesaggi lucenti che si specchiano nella chiarezza dell'infinito, sembra essersi totalmente scrollato di dosso ogni misura temporale rivolgendosi al sole, alla scoscese ripidità di case che affondano nel verde di alberi mossi dal vento dell'infinito o ai tetti che aggrumano i riflessi illuminandosi dentro la tela, dando la misura di una realtà splendente.
Come faceva orrore Renato Guttuso nelle sue marine siciliane e più ancora ancora nelle raffigurazioni di piccoli borghi arroccati nella luce accecante dei feudi agrigentini. In una lucentezza diversa da quella Guccione che, nell'immensità delle spazi del mare, lascia agli orizzonti la misura della propria identità di artista.
Bisognerà comunque soffermarci a lungo sulla rapidità e scioltezza dei paesaggi stilistici di Bonanni.
Il paesaggio montano aspro e di luce argentea con radici che attingono alla magistrale esperienza di Giovanni Segantini, dove, nelle atmosfere fredde dei prati ingrigiti dal gelo e dalle chiazze neve, si ha la misura della durezza, ma anche dall'eleganza maestosa delle architetture silvestri.
Il biancore delle vette illuminate da unità un sole rosato che diventa fuoco - come dicevamo.
Il tratto multicolore di raffigurazioni di scuola post impressionista, alla maniera di Monet e Bonnard, come nell'immagine di "Francesca tra i papaveri". I ritratti di "Marianna" e "Riccardo", che hanno caratteristiche dissimili l'uno dall'altro, per le differenti positure che sembrano raffigurare nell'una la metafora lucente dell'aurea mediterranea, nell'altra la compostezza e la perfezione del volto dipinto alla quieta maniera di una suggestiva eco tardo ottocentesca.
Qui si misura la reale capacità pittorica di un'artista vero. In nessun altro modo - infatti - può evidenziarsi l'identità strutturale di un pittore, se non giudicando le sue capacità di realizzare la figura, quando il bisogno teorico deve cedere il posto all'arte del disegno che si fa pittura. Non importa se l'artista abbia bisogno di una "sinopia" per realizzare l'espressione figurativa.
Nella cosmogonica interpretazione di una persona, si può agire volando alto, senza cadere a tentazioni di manierismi che rischiano di far diventare goffe le raffigurazioni che si eseguono.
Dicevo, di Pier Bonnart, ma potrei dire dei Vuillard, Denis, Roussel del movimento dei "Nabis" attraverso un ripensamento dell'Impressionismo, quando si dipingeva con una disposizione netta del colore sulla tela e i soggetti diventavano gioiosi, a volte strazianti, perché abbacinati dall'estate che aiuta il trionfo dell'immagine, ma la può anche rendere misteriosa e sfocata, come in alcune tele del Bonanni, che percorre un suo autonomo pecorso di indagine artistica, nelle dolcezze irripetibili di luoghi magici come Positano o Capri: in un confondersi di arie luminose e di sapori mediterranei che si sposano dolcemente col profumo delle bouganville.
La sua predilezione per i colori sfumati o violenti del tramonto, si misura con grande emozione anche nelle tele che raffigurano il Golfo di Trieste e la dolce sequenza Istriana che appare come un quieto, irraggiungibile infinito.
Tutto ciò, come un avveduto lettore critico dell'epoca di questo pittore - Gianfranco Scialino - diceva di lui: Bonanni sta alla pittura della modernità e tradizione, figuratismo e reinvenzione dallo stesso, attraverso la cattura della luce.
L'arte come sentimento e vocazione spirituale dunque: in simbiosi perfetta con la gioia della vita.

 
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