A casa mia: Pozzati in una mostra inedita
Sono gli oggetti i protagonisti assoluti dell’ultimo ciclo di opere di Concetto Pozzati, un ciclo interamente inedito, che Prospettive porterà a Conegliano (TV), nella prestigiosa cornice della trecentesca Sala dei Battuti del Duomo, con la mostra A Casa Mia (30 aprile-29 giugno), curata da Francesco Di Leo.
Le 70 opere scelte raffigurano le cose della vita quotidiana dell’artista, quelle più usuali e inosservate – le scarpe, i pennelli da barba, gli occhiali, la moka - in cui però si imprime indelebile l’orma di chi le ha possedute.
Gli oggetti di Pozzati «propongono dei solitari colloqui e si propongono lenti, lenti nel farsi e lenti nell’apparire allo sguardo» proprio perché «carichi di memorie».
Sono opere bellissime quelle proposte in A Casa mia, lontane anni luce dai cicli ironici, a volte, dissacratori del maestro, dai suoi grandi oggetti magnetici di prima. Sono opere «dense di malinconia, dell’idea dell’abbandono», caratterizzate dagli sfondi grigi ottenuti con la polvere di ferro. «Un diario doloroso, che testimonia quanto sia tragico il privato se ammalato di solitudine, dediche a chi desidera venire e a chi non può più venire a casa mia» le definisce lo stesso Pozzati.
«A casa mia è un invito a venire a trovarmi, per scoprire il mio nascosto –spiega ancora il maestro - la globalizzazione ha fatto scomparire il privato, tutte le forme (oltre i generi) sembrano gli stessi. Non è affatto riposante incontrare questi oggetti enigmatici che ri-mandano ad una soglia rivolta all'indietro; una nostalgia semplice ma struggente. Questi oggetti rimbombano, producono l'eco come ossessione ed è l'oggetto, ora, il mio padrone. Esiste una immensità intima per poterci riparare...»
La mostra allestita a Conegliano non tratta solo di spazi fisici reali, di aree espositive per opere, ma anche di spazi ideali e concettuali, coniugazione metafisica tra sentimento e ragione, spazi dunque che condividono un pensiero, una critica, un concetto.
Dietro la scelta di esporre proprio in Veneto per la prima volta questo nuovo ciclo pittorico inedito dedicato agli oggetti c’è il legame profondo di Concetto Pozzati con questa terra, con Venezia in particolare. Il Veneto, dove è nato 72 anni fa, è la terra che gli ha tributato importanti riconoscimenti artistici, con le grandi mostre a Palazzo Grassi, le quattro Biennali e l’assegnazione della cattedra nazionale di pittura all’Accademia delle Belle Arti.
Concetto Pozzati è stato da sempre un investigatore del linguaggio della pittura, una pittura energetica, sedimentata e acuta, come ha dimostrato nei diversi e molteplici cicli della sua lunga vicenda creativa: una storia pittorica tra le più significative di questo ultimo cinquantennio.
Protagonista nella seconda metà degli anni Cinquanta della Nouvelle Figuration, Pozzati diviene poi uno dei maggiori rappresentanti della Pop Art italiana. Dagli anni Sessanta in poi il suo linguaggio, fatto di continue commistioni, contaminazioni di incroci culturali, di memorie, diviene sempre più individuale e riconoscibile attraverso la pittura «assolutamente irrinunciabile» anche nel periodo della sperimentazione e nella elaborazione dei materiali più disparati.
Pozzati è sempre stato vero pittore e si è sempre interrogato sul perché del dipingere, sul perché «ancora pittura».
Un catalogo a colori, con riprodotte tutte le opere in mostra, sarà pubblicato per l’occasione, in collaborazione dell’Archivio Generale Concetto Pozzati, da Maretti Editore, con testi di Massimo Donà, Toni Toniato e Cocetto Pozzati, e una biografia e una bibliografia completa aggiornata.
Concetto Pozzati – Note biografiche
Concetto Pozzati è nato a Vò di Padova il 1° dicembre 1935. Vive a Bologna.
Dal ’55 partecipa alle principali manifestazioni internazionali, tra le quali: Biennali di Venezia del ’64,’72,’82 e 2007; Biennale di S.Paolo del Brasile nel ’63 e ’94, di Tokyo nel ’63; Quadriennali di Roma del ’59, ’65, ’73, ’74, ’86; Dokumenta di Kassel nel ’64; Biennale di Parigi nel ’69; alle rassegne italiane di città del Messico, Vienna, Barcellona, Chicago, Parigi, Londra, Kyoto, Francoforte, Berlino, Marsiglia, Mosca, Varsavia.
Tiene personali a Bologna, Milano, Roma, Torino, Verona, Genova,Napoli, Firenze, Venezia, Messina, Dusseldorf, Belgrado, Zagabria, Graz, Lubiana, New York, Friburgo, Bremen, Parigi, Basilea, Bruxelles,Tokio, Amsterdam, Francoforte, Ulm, Bonn, Copenaghen, Barcellona, S. Paolo del Brasile, Madrid, Montecarlo.
Antologiche a Palazzo della Pilotta, Parma nel ’68; a Palazzo Grassi, Venezia nel ’74; a Palazzo delle Esposizioni, Roma, nel ’76; al Museo Forti, Verona, nell’86; ai Musei di Bologna e Modena nel ’91. Nel 1996 alla Rocca Malatestiana di Fano e a Palazzo Lazzarini a Pesaro. Nel 1997 a Palazzo Massari a Ferrara e alla Pinacoteca dei Concordi a Rovigo. Nel 1999 antologiche alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Termoli e al centro S. Apollonia di Venezia. Nel 2002 CSAC Università di Parma, Palazzo della Pilotta. Nel 2005 a Palazzo Frisacco, Tolmezzo Udine e al Castello di Arceto in collaborazione con Palazzo Magnani di Reggio Emilia. Nel 2007 al Museo Morandi di Bologna.
È stato ordinario della cattedra di pittura dell’Accademia di Bologna, dopo aver insegnato a Firenze e Venezia ed aver diretto l’Accademia di Urbino. È stato assessore alla Cultura del Comune di Bologna dal 1993 al 1996. È accademico di S. Luca. Nella sua lunga carriera ha avuto numerosi incarichi da Musei italiani e stranieri per allestire rassegne d’arte contemporanea, partecipando insieme a storici e critici a comitati scientifici.
Nel 1998 è stato direttore artistico della Casa del Mantegna di Mantova. Nel 2004 l'Università di Bologna gli conferisce il “Sigillum Magnum”.
Nella sua vastissima bibliografia troviamo saggi, tra gli altri, di Argan, Ballo, Barilli, Boatto, Briganti, Calvesi, Carluccio, Dehò, Donà, Emiliani, Guadagnini, Gualdoni, Caramel, Caroli, Castagnoli, Cortenova, Crispolti, Jaguer, Krzishik, Marchiori, Vinca Masini, Menna, Pontiggia, Restany, Quintavalle, Sanesi, Restany, Spadoni, Toniato, Trini, Valsecchi, Vergine, Vescovo.
Presidente: Francesco Di Leo