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"Anthropos" Rabarama - Mostra di opere scultoree e lavori preparatori
Con il Patrocinio della Regione Veneto e della Provincia di Treviso
il Patrocinio e Contributo della Città di Conegliano
Prospettive presenta: "Anthropos"
18 Settembre - 10 ottobre 2004
Mostra di opere scultoree e lavori preparatori
Casa del Cima - Fondazione G.B. Cima
Via Cima, 24 - Conegliano


La casa del Cima conferma la sua propensione ad ospitare momenti importanti che riguardano l'arte italiana, e soprattutto, veneta. Lo scorso anno questo era accaduto con il maestro Claudio Bonanni, ora con l'intraprendente Rabarama, artista di grande talento affermatasi oramai a livello nazionale e internazionale, che ha impostato il suo lavoro sullo studio dell'uomo, definito per questo dalla critica "arte antropologica".
Potranno essere ammirate le sue sculture bronzee policrome, ma anche gli oli su tela. Prosegue dunque con grande entusiasmo l'attività dell' associazione culturale "Prospettive" nata con l'intento di valorizzare il territorio veneto e i suoi artisti più valenti. Al suo presidente, Francesco Di Leo, ed ai suoi collaboratori, va dunque l'augurio di un riconoscimento da parte del pubblico. Un ringraziamento va anche alla Fondazione Cima che, nel corso della sua attività, si è distinta non solo nelle iniziative di tutela delle opere del Cima, ma si è anche fatta vera promotrice della cultura e dell'arte a Conegliano.
Floriano Zambon.
Sindaco della Città di Conegliano.


Saluto dell'Assessore alla Cultura della Città di Conegliano

Dopo il grande consenso riscosso alla Biennale d'Arte Contemporanea di Pechino (dove ha ricevuto il Primo Premio tra gli artisti emergenti per la Ricerca) e una nutrita serie di mostre personali e allestimenti tra Cina, Giappone, Messico, Francia..., Conegliano è orgogliosa di ospitare Paola Epifani, in arte "Rabarama", una giovane scultrice nata a Roma ma padovana d'adozione.
A Casa del Cima verranno esposte alcune delle sue opere più significative che daranno modo a tutti i visitatori di conoscere un'artista che in questi ultimi anni ha collezionato molti riconoscimenti ufficiali sia sul mercato italiano che in quello internazionale. Ringraziamo perciò l'Associazione Culturale Prospettive per aver organizzato questo evento di grande interesse, che assieme ai precedenti allestimenti (Murer; Bonanni; Il Vino in cornice; dall'Arte al Vino nell'età contemporanea) conferma la vitalità e l'impegno di quest'associazione nel panorama dei servizi culturali offerti dalla nostra città. 
Loris Balliana.
Assessore alla Cultura della Città di Conegliano.


"Anthropos"

L'associazione Prospettive nata con l'idea di valorizzare il territorio Veneto con artisti più rappresentativi della cultura e della tradizione della regione, ha ormai organizzato numerose mostre, in un crescendo storico artistico che, partendo "Dall'Arte al Vino nell'Età Contemporanea" tenutasi nelle sale espositive della Scuola di Enologia e passando attraverso "Dal vino in cornice alla corte di CastelBrando", è approdata a Bonanni (Opere 1990 - 2004) e Murer (La Forza della Materia e l'Eleganza della Forma). Ora, nel continuo intento di creare dissonanza tra la vita quotidiana materiale frenetica a volte aggressiva e il rispetto dei valori profondi dell'essere umano, coglie l'occasione per dedicare spazio ad un talento dell'arte contemporanea: Rabarama. Ognuno di noi nasce come il figlio della genetica, ragion per cui ogni piccola parte che ci compone ci rende simili a dei computer biologici: ogni singolo pezzo deve essere lì con precisione, il che ci garantisce un&'identità. L'uomo in sostanza si trasforma in una macchina in grado di muoversi soltanto in base alla determinazione. Su questa scia che, nelle sue opere figurative, rappresenta gli uomini rivestiti di pelli damascate se non squamate, simili a quelle di serpente o portanti delle lettere come un genoma già codificato dal tempo. Da qui un esistenzialismo di fondo, appena percepibile, eppure persistente e dolorosamente malinconico. Le figure esprimono una condizione umana in cui l'esistenza è limitata. Dove la presenza umana in un primo momento implode, impossibilitata ad ergersi, sommersa dagli arabeschi multicolori, mimetizzata in essi. Una volta che lo spettatore ha affinato lo sguardo, diviene chiara nella sua definizione anatomica. L'opera "Uno-nessuno-centomila", una delle sue esecuzioni più esemplare, non sprigiona echi pirandelliani, quanto piuttosto la fusione fra uomo e macchina, tema contemporaneo per eccellenza. E' questa la caratteristica principale delle opere di Rabarama che nelle sue sculture indaga il tema dell'uomo in assenza del libero arbitrio. Sono figure che tendono a raccogliersi in se stesse proteggendosi da tutto ciò che è esterno ma anche ad aprirsi, in una fase successiva, con una plasticità e dinamismo unici, nella speranza di un'umanità migliore.
Francesco Di Leo.
Il curatore della mostra.


La nuova arte antropologica di Rabarama

La mostra di scultura dell'artista Rabarama, di turno ora alla Casa di Cima, è per la città di Conegliano un evento rilevante sul piano estetico, coinvolgente su quello della funzionalità significativa e comunicante. Di fronte ai suoi nudi in continua trans-mutazione, sempre di impostazione monumentale anche se talora di ridotte dimensioni, ci si sente piccoli e l'espressione di ammirazione ci viene spontanea, pur apparendo riduttiva. Casomai la possanza dell'opera imporrebbe il silenzio e questo sentimento di umiltà è forse il cammino che conduce lo spettatore alla sua scoperta. Sono corpi virili per lo più seduti la cui rappresentazione, in pose ora raccolte e assorte, ora contorte nello spasmo di qualche incombenza, muove deliberatamente dalla figurazione classica nel far emergere non solo l'idea della forza dell'uomo, ma anche la fragilità della sua condizione. Mentre però i classici, da Fidia a Michelangelo, esprimevano la condizione umana nella sua finitudine, e quindi nel dissidio tra materia e spirito, Rabarama con le sue enigmatiche sculture è volta ad esprimere, al di là della forza apparente, ciò che talvolta traspare dalla loro struttura plastica, ciò che spesso è lasciato intendere, ciò che comunque va oltre.
La fragilità dell'uomo viene dal suo interiore per cui, prima di ogni possibile azione, egli deve recuperare le proprie forze attuando una riflessione fondamentale sulla sua natura e sulle sue finalità. Ecco che allora la scultrice ci invita a riflettere sul lungo e faticoso cammino che l'ha condotta dalle caverne agli spazi interplanetari; a questo scopo ella dipinge o incide sui i corpi lettere, segni e simboli che da sempre (dai graffiti della preistoria all'attuale era dei computer) sono il più spontaneo ed efficace mezzo di comunicazione e di interpretazione. Sono come le vestigia archeologiche di un tempo oramai perduto quando riti e leggende facevano schiudere all'uomo le porte dell'universo e possono ancora permettere a quello d'oggi di alzarsi in piedi. Si tratta di lottare, ci dice Rabarama, per continuare ad esistere altrimenti, dopo le umiliazioni inferte al suo amor proprio dalle rivoluzioni astronomica di Copernico, biologica di Darwin e psicologica di Freud, come acutamente ha osservato Michel Foucault, "l'uomo si cancellerà come al limite del mare un viso fatto di sabbia". Per questa volontà di recupero della cultura antropologica, le statue di Rabarama sono moderne, assolutamente moderne: in esse infatti vive ancora il fondamento dell'umanità con tutta la sua poesia e con tutti i suoi sogni.  Questo è il futuro preconizzato dalla scultrice in forza di una nuova idea di artisticità; infatti oggi il problema non si pone più tra arte e tecnica (per quanto la sua sia una tecnica sopraffina), ma tra arte e vita, nel senso che riguarda tutto ciò che può portare ad una maggiore conoscenza e trasformazione dell'uomo.
 
Giorgio Mies.
Il presentatore della mostra.
 
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